La poesia eroica del Leopardi come medicina della vita

Finché l’uomo ha potuto vivere a diretto contatto con il mondo naturale in un legame sottile, e allo stesso tempo profondo con gli elementi della terra, dell’acqua, del cielo, sfruttando per la sua sussistenza tutto ciò che la terra stessa era in grado di offrirgli, la sua esistenza è trascorsa semplicemente giorno per giorno, e sebbene l’uomo fosse del tutto dipendente e schiavo della natura, era ancora in grado, proprio per un rapporto così stretto con essa, di trarne tutta la gioia e la spensieratezza che derivano dal suo incantevole e misterioso fascino.

Ma inevitabilmente, le aspirazioni dell’uomo e la sua arroganza nei confronti delle altre creature, lo hanno trascinato verso una condizione di sostanziale infelicità e frustrazione, per la quale egli soffre ancor più proprio dalla consapevolezza che quel suo stato di miseria è determinato dalle sue stesse azioni.

Attraverso il progresso e un’attitudine crescente verso una conoscenza razionale, l’incanto e la perfezione idilliaca del mondo antico sono stati per sempre incrinati, distruggendo improvvisamente tutte le sue illusioni e visioni fallaci sul mondo e sull’universo, rivelandone freddamente la loro crudele ingannevolezza, come ombre indistinte dietro una tenda.

Gli uomini moderni sono dunque inesorabilmente destinati a convivere ed accettare la loro irreversibile condizione di infelicità, derivata dalla constatazione che: la Natura è retta da leggi proprie che ci è difficile conoscere, e si mostra del tutto indifferente nei confronti dei mali dell’uomo, il quale non è altro che una fra le sue tante creature viventi.

L’infelicità è dunque un dato oggettivo e universale, una caratteristica basilare dell’umanità stessa. Ed è proprio con questo atteggiamento fortemente critico che Leopardi coltiva fino alla fine il desiderio, attraverso la poesia e la scrittura in generale, di mantenere comunque aperto il suo rapporto con il mondo esterno, prospettando così un’etica laica, pragmatica e coraggiosa, fondata su un rapporto saldo e sincero fra gli uomini, i quali, attraverso il loro solidale confrontarsi ed incoraggiarsi a vicenda, possono rendere più tollerabile la loro prospettiva del vivere.

L’acquisizione di una coscienza materialista fa entrare in crisi l’idea di una Natura benigna sulla quale Leopardi aveva sempre contato, determinando una svolta decisiva nel suo pensiero filosofico, ovvero il passaggio definitiva da un “pessimismo storico”, nel quale la natura conserva la sua funzione benigna e consolatoria a un “pessimismo cosmico”, nel quale si riflette sull’incongruenza tra l’ordine naturale nelle cose nel mondo, e l’aspirazione frustrata dell’uomo alla felicità e ad una vita serena.

Leopardi cerca di realizzare un connubio tra linguaggio filosofico e linguaggio poetico, in una “poesia sentimentale filosofica”, detta anche “pensiero poetante”, in cui si sostiene il primato della lirica sugli altri generi, prediligendo in particolare le misure brevi dell’idillio e del canto.

Questo è l’unico modo attraverso cui il poeta moderno può tentare di suscitare nell’animo dei lettori quel diletto e quel piacere che derivano dalla contemplazione del vago e dell’indefinito, e si esprime per mezzo di immagini e parole che sono in grado di evocare quelle stesse sensazioni che ci hanno affascinati fin da fanciulli, e che sono rimaste fortemente impresse nella nostra mente.

La “rimembranza” diventa quindi essenziale al sentimento poetico, e permette di tradurre una meditazione filosofica lucidissima, e un radicale pessimismo, in una poesia che è anche un’esperienza universale, nella quale l’io riflette sul dolore comune a tutti i viventi e medita sull’impossibile conseguimento della felicità. Al centro di tutta la riflessione leopardiana si pone la domanda sulla reale condizione dell’uomo e sulle ragioni della sua infelicità, che non deve tuttavia indurre ad un ripiegamento interiore, ma è bensì un’esortazione a tutta l’umanità a resistere eroicamente, con coraggio e fiducia, nonostante la sostanziale avversità della natura e gli innumerevoli problemi della vita.

La poesia leopardiana deve quindi essere letta come uni stimolo potente, una severa lezione umana, quasi come una medicina contro ogni tentazione edonistica e retorica, contro ogni conformismo e opportunismo ideologico e morale, contro ogni illusione, al fine di essere strenuamente fedeli a noi stessi e alle nostre capacità interiori, alle nostre persuasioni e ai nostri valori ideali: questo è il senso che Leopardi attribuisce alla parola “eroismo”.

Ginevra Prelazzi

 

 

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