Brevi riflessioni di alcuni ragazzi della 2°C del Liceo Scientifico “F. Redi” di Arezzo in seguito ad un percorso fatto nelle ore di IRC.

Piangere

Ritengo che sia un modo particolare per dimostrare i nostri sentimenti, che possono essere sia di allegria che di tristezza. Le lacrime sono le nostre emozioni che prendono forma. La società di oggi ci porta a pensare che l’uomo “forte” non debba mai farsi vedere piangere, perché deve essere privo di fragilità. Ma chi l’ha detto?

Quando si piange si lascia andare in qualche modo tutto quello che abbiamo dentro, è come se una semplice lacrima racchiudesse in sé ogni singolo problema.

Piangere è sicuramente un’occasione per crescere, quando si piange ci si ferma a pensare per capire cosa ci sta succedendo.

Credo che non sia sbagliato piangere: molta gente pensa che sia un segno di debolezza, ma la persone piangono non perché sono deboli, ma perché sono state forti per troppo tempo!

Piangere è un segno di coraggio, ci si mette a nudo e talvolta possiamo persino essere vulnerabili; ma è anche  un modo per farsi conoscere nel profondo, per aprirsi agli altri senza paure. A volte piangere è  liberatorio: è lasciare andar via qualcosa di pesante da sostenere che diventa solo un pensiero e non più quel masso che chiude la gola e appesantisce il cuore.

Non credo che piangere significhi essere bambini o addirittura delle “femminucce”. Piangere fa parte della nostra vita e noi dovremmo imparare a convivere con il pianto invece di sfuggirlo.

Dopo un lutto, dopo un’ingiustizia, dopo la fine di qualcosa..tutti noi abbiamo bisogno di sfogarci. Il metodo più naturale, se così si può definire, è piangere: non risolve molto, ma in quel momento è la situazione più adatta.

Posso dire che ogni tipo di pianto, per me, ha un significato diverso: serve a liberarti dalla tristezza che hai dentro, dimostra l’affetto che provavi per la persona che hai perso e quanto ci tenessi veramente, talvolta, però, mi pare anche abbastanza ridicolo quando il motivo non è poi così grave.

 

L’anima

L’anima di una persona si può definire come la sua parte più interiore, profonda, come ciò che rispecchia la vera essenza di un individuo. Allo stesso modo penso quando si tratta di immaginare un figlio che nasce all’interno della madre, è qualcosa di puro, proprio come l’anima stessa…

La vita. La morte. Spesso questa è una dicotomia ingiusta: alcuni vedono la vita come un dono che viene sottratto a chi lo desidera e lasciato invece a chi lo detesta.

L’anima è quasi il passaggio della vita da una madre a una figlia. L’anima mi dà l’idea di una particolare forza che c’è dentro ogni persona e che ci permette di vedere dietro un angolo oscuro, uno spiraglio di luce. La vita ci mette spesso in difficoltà, ma l’importante è riuscire a superare gli ostacoli perché ad aspettarci troveremo il giusto motivo del nostro faticoso  percorso e una ricompensa per essere arrivati.

Le anime “vivono” in un mondo di luce fantastica, godono della felicità celeste, di eterna beatitudine, in cui ogni sentimento è trasformato in qualcosa di grande e profondo.

Siamo noi che abbiamo l’idea di tomba come luogo di memoria e commemorazione, mentre in realtà racchiude solo il corpo perché l’anima non è lì.

Ciò che spesso ci ostacola e ci fa paura, alla fine non impedisce i nostri obiettivi, ma si trasforma nella meta, nel perché e nella risposta che stavamo cercando.

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