“L’Isola di Arturo”

Elsa Morante è una della più grandi scrittrici del dopoguerra e del ‘900. Uno dei suoi più noti romanzi è “L’isola di Arturo”. Questo romanzo può essere definito un romanzo di formazione poiché il tema principale tratta della crescita sia fisica che emotiva del protagonista Arturo Gerace che, da bambino spensierato, sarà “costretto” a diventare un vero e proprio adulto responsabile. Filo del romanzo è il rapporto tra Arturo e suo padre Whilelm che sarà significativo per lo sviluppo della trama. Il padre di Arturo ci viene presentato come un personaggio misterioso, anche agli occhi del figlio, che raramente abita a Procida, isola in cui cresce Arturo. Quest’ ultimo quindi, per la maggior parte della sua vita, è costretto a vivere in solitudine. Il protagonista vede in suo padre una figura eroica sia perché le poche volte che sbarca a Procida sono momenti, per lui, rari e indimenticabili sia perché ha caratteristiche fisiche che lo fanno apparire un eroe. Fin dall’ inizio del libro i rapporti padre-figlio ci vengono presentati molto problematici ed influenti sulla vita del giovane Arturo. Quest’ ultimo infatti cerca sempre di guadagnarsi l‘ attenzione del padre attraverso “imprese eroiche”. Però spesso, e volentieri il padre Whilelm mostra una noncuranza e un acuto disinteresse verso il figlio Arturo, che a poco a poco inizierà a sentirsi dimenticato e addirittura disprezzato dal padre. Significativo è anche l’arrivo in casa Gerace della nuova sposa del padre, Nunziatella. Whilelm aveva sempre insegnato al figlio Arturo che le donne non potevano entrare in casa Gerace e che lui le disprezzava. Arturo, che sempre aveva seguito con diligenza gli insegnamenti del padre che per lui erano come comandamenti, vede il proprio dio-eroe precipitare dal posto più alto della sua stima a quello più basso, con l’arrivo della neo-sposa Nunziatella. Arturo, ora, considera il padre come un traditore sia nei suoi confronti sia nei confronti della madre defunta. Con il trascorrere dei fatti, tra i quali la nascita del figlio di Nunziatella e Whilelm, Arturo, emotivamente influenzato dai rapporti inesistenti con il padre, inizia a sentirsi escluso e rifiutato da suo padre. Nella parte finale del romanzo Arturo, oppresso da mille pensieri e da un incolmabile rabbia, decide di andarsene di casa, sia per fare un dispetto al padre sia per porre fine alle sue sofferenze. Riferendomi anche ad un’altra lettura da me praticata quale “Cose che nessuno sa” di Alessandro D’Avenia, la protagonista, Margherita, come Arturo, si ritrova a non avere una figura paterna e ciò la influenzerà emotivamente, portandola molto spesso ad una scelta sbagliata. Secondo me il messaggio che ci vuole trasmettere Elsa Morante attraverso i difficili rapporti tra Arturo e Whilelm è quello di sottolineare quanto sia importante per un bambino e per un ragazzo poter contare sulla famiglia ed instaurare con essa dei buoni rapporti.

(Elena Bonini classe II B ; a.s.2014-’15)

Il romanzo di formazione di Elsa Morante narra la storia di un bambino, Arturo Gerace, che diventa ragazzino, poi adolescente e infine giovane adulto. È un libro che racconta di come il protagonista, pur crescendo e vivendo nella sua piccola isola, Procida, e pur non allontanandosi mai da essa, cresca e maturi nei suoi ideali, convinzioni, pensieri e opinioni, attraverso momenti facili e difficili, felici e tristi, dolci ed amari. “L’isola di Arturo” è un romanzo non poco lungo, o come direbbe la maggior parte delle persone, “pesante”. Viene detto che è noioso, perché non vi sono scene d’azione, perché la maggior parte delle volte sono le riflessioni di Arturo ad occupare le pagine del libro; si dice anche che Arturo è un ragazzo troppo diverso dagli altri della sua età, che è un libro in cui le donne vengono maltrattate, che è lento. Tante opinioni, molto negative. È un libro di poco più di trecento pagine, perciò la lettura è molto lunga. Arturo cresce praticamente isolato dai suoi coetanei. Non è mai andato a scuola e non ha amici con cui giocare se non con la sua fedele compagna, la cagnetta Immacolatella, ed è per questo che trova difficoltà a capire i propri sentimenti e a relazionarsi positivamente con le altre persone, come la sua matrigna Nunziata. Nunziata è la seconda moglie del padre di Arturo (la sua vera madre era morta di parto), è una ragazza poco più grande del protagonista e molto più piccola del marito. È una sedicenne che deve diventare per forza una donna in casa, ma che è costretta a tacere riguardo alle ingiustizie degli “uomini” in famiglia, a restare in silenzio davanti alle parole del marito ed ai rifiuti di Arturo. “L’Isola di Arturo” va letto perché semplicemente narra della formazione di un ragazzo e dell’iniziazione alla vita adulta, a ciò che per lui è il mondo esterno. Il bello di questo romanzo sta nel fatto che vi sono molteplici momenti di sconforto, anzi, la maggior parte della vita di Arturo è quasi una delusione (a differenza di quello che accade in altri romanzi) e la sua storia comprende il periodo dalla sua spensierata infanzia fino al momento in cui lascia l’isola. Infatti al lettore si lascia la curiosità di immaginare come sarà la vita di Arturo da quel momento in poi. Questo libro è un debole schiaffo per il lettore che è costretto a vedere una realtà che non sempre è serena, e cioè la difficile crescita di Arturo; costui ha un rapporto con il padre che con il passare del tempo cambia molto; il suo primo amore poi sarà proibito, perché Nunziata è la sua matrigna. Uno dei tanti temi è quindi il rapporto con il padre, che come un interruttore che si spegne e si accende, è assente e presente. L’amore ed ammirazione che Arturo nutre verso di lui è un fuoco che si spegne crescendo, ma che il ragazzo continua forzatamente ad alimentare con ogni cosa che brucia e che trova, cercando di ritornare alla sua infanzia, a quando il suo mondo era fatto di giornate con il padre e con Immacolatella. Ma ad un certo punto il suo cane non c’è più e il padre è quasi sempre via e lui è cresciuto. Il cambiamento graduale lo si percepisce molto bene nonostante sia un po’ in secondo piano, perché con il cambiamento dei sentimenti nei confronti del padre, Arturo deve anche accettare quelli nei confronti della sua matrigna. Il suo primo amore è proibito e sa che non dovrebbe accadere; infatti fa la consapevole scelta di cercare di voltare pagina, di dimenticarla. Con difficoltà Arturo cresce praticamente da solo. Non è condizionato dagli insegnamenti di nessuno ed arriva autonomamente alle conclusioni di certi pensieri sulla vita. È un romanzo di formazione particolare perché il ragazzo non ha punti di riferimento né aiutanti, ma solo lui stesso, e ce la fa comunque. Elsa Morante lascia il lettore con un po’ di amaro in bocca, lascia una fine che è anche un inizio: l’abbandono dell’isola che è anche inizio di una nuova pagina. Arturo non è ancora pienamente felice anche se ormai è un giovane adulto, e tutto ciò l’autrice lo fa capire nelle ultime righe quando il protagonista chiude gli occhi per non vedere il profilo dell’isola che si allontana. È un romanzo che va letto, anche se può sembrare noioso in certi punti; ma si cresce anche leggendo. Forse “L’Isola di Arturo” non ha molte scene d’azione, movimentate, ma c’è un’avventura in questo romanzo: il viaggio che fa Arturo prima verso la meta dell’essere maturo e poi verso il mondo fuori dalla sua piccola isola.

(Rezeile Quirit classe II B; a.s.2014-’15)

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