Leopardi maestro di vita.

Nello studio del poeta Giacomo Leopardi chiunque a primo impatto percepisce il forte pessimismo che permea le sue opere. Questo pessimismo, che può sembrare radicale e senza via d’uscita è una conseguenza alla dura vita di Leopardi stesso e del clima romantico in cui vive.

Al contrario di ciò che comunemente si pensa, quando sentiamo il nome del poeta, la sua filosofia ha anche una componente molto energica e pregna di significato stimolante a vivere e non morire. Leopardi infatti riflette nelle sue poesie la forza con cui ha affrontato tutte le difficoltà della sua vita, a partire dalla stessa educazione del padre per arrivare fino all’amore non corrisposto. Antonio Prete riesce a interpretare perfettamente l’ideologia leopardiana da questo punto di vista: “il pensiero leopardiano è il pensiero della crisi… ma riesce a trasformare l’erudizione in fantasia, la ragione in passione”. Ed è proprio questo aspetto che “salva” la filosofia di Leopardi: il tema dell’Idillio e dell’eroismo. L’Idillio è proprio quello che rende la filosofia del poeta non fredda e insensibile, bensì ricca anche di sentimento e fantasia così da rendere il filosofo conoscitore della vera natura umana, che è quella del cuore. Leopardi, sebbene si allontani dalla corrente romantica, non rifiuta ma di elogiare il sentimento e la passione, ma anche la forza che l’uomo ha di vivere. L’eroismo di Leopardi è tangibile nei suoi componimenti quali “La Ginestra” e nella sua raccolta di pensieri “Lo Zibaldone”. L’eroismo è quello che aiuta l’uomo a superare le insidie della vita fino ad arrivare a porsi degli obiettivi ben oltre le possibilità umane, ma che lasciano, in un certo senso, vagare la mente in qualcosa di ulteriore e irraggiungibile. L’idillio e l’eroismo di Leopardi danno questa nota “dolce” all’“amaro” dei suoi temi esistenziali e rivalutano la forza d’animo di cui ogni individuo si compone e gli permette di essere la “nobile creatura” che possiede il coraggio di far fronte al vero e al male della sua esistenza.

Questa “forza” è logoratrice e distruttiva, ma allo stesso tempo permetta all’uomo di lottare per le sue idee, per la propria libertà di immaginare e di perdersi nei propri pensieri, lontani dalla dura realtà, cercando la vera felicità. Dai componimenti e pensieri di Leopardi traspare, grazie alla sua chiarezza, che la ragione è fredda e incompleta, manca della conoscenza della passioni e dei dolori che non possono essere capiti se non attraverso la poesia lirica e quindi la natura umana. Tuttavia è sbagliato circoscrivere questa concezione al solo poeta Leopardi e al periodo romantico perché se riflettiamo, questo pensiero è tutt’ora molto attuale.

Anche nella società di oggi viviamo di illusioni e fantasie che distolgono la mente da quella che è la condizione dell’uomo nel ventesimo secolo. Queste “moderne illusioni” sono una sorta di “titanismo” contemporaneo: ci proponiamo obiettivi che sono irraggiungibili che creano in noi una sorta di pessimismo cosmico velato, risolto dall’avere beni che in realtà non ricolmano veramente l’insoddisfazione di essere umani. Non cerchiamo di ritrarre Leopardi come “il pessimista per eccellenza che ci costringono a studiare a scuola”, piuttosto cerchiamo di leggere fra le righe di questo autore che parla non solo di sé, ma anche di ognuno di noi e possiede una grande carica emotiva, che serve come “lezione umana e stimolo potente alla società della vita e della poesia, un profondo antidoto contro ogni tentazione edonistica e retorica” e soprattutto contro ogni tentazione di evitare il nostro dovere di essere fedeli a noi stessi e ai nostri valori ideali, che sono poi quelli che definiscono ogni uomo e per i quali dobbiamo sempre combattere, resistendo eroicamente all’umanità stessa.

 di Francesca Caneschi 4°A

Prof.ssa Maria Pia Nannini

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