Fuori dalla gabbia

di Anselmo Grotti

Nel film “Room” (2015) Spielberg narra di un bambino che fino a 5 anni vive con la madre in una stanza senza finestre, senza mai uscire. Nel film “The Truman Show” (1998, Peter Weir) il protagonista vive in una città totalmente isolata dal resto del mondo. Nel 1979 “Oltre il giardino” (tratto dal romanzo Presenze del polacco Jerzy Kosinski) racconta la vita di un giardiniere che non è mai uscito dalla casa in cui lavora. In tutti e tre i film c’è un solo modo per rappresentare la realtà: quello della televisione. Il bambino di “Room” e il giardiniere guardano il mondo solo tramite la tv. Invece Truman è guardato dalla tv, protagonista inconsapevole di un gigantesco reality show.

Non si tratta solo di fantasie cinematografiche. Nel 2014 a Parigi si è scoperto che quattro bambini, tra i due e mesi e i sei anni, non erano mai stati fatti uscire da casa. Ma soprattutto può capitare che il nostro rapporto con la realtà sia offuscato dalla gabbia mentale nella quale siamo prigionieri, magari in modo meno eclatante ma non per questo meno reale. Lo aveva capito Socrate con il mito della caverna. Anche Agostino riprende questo mito nei Soliloquia. Se una madre partorisce in carcere, come spiegherà il mondo al suo bambino? Anche noi dobbiamo imparare che c’è un mondo oltre la gabbia del nostro io e di quella dei media.

 

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