Come (forse) cambierà il cinema

Anselmo Grotti

Abbiamo visto finora come è mutato il cinema “analogico”. Siamo adesso davanti alla innovazione più carica di conseguenze, il passaggio al digitale. Il digitale significa tante cose (modalità di ripresa, di effetti speciali e montaggio, distribuzione, di visione, ecc.): si tratta di aspetti che già sono tra noi. Non sappiamo invece che cosa accadrà riguardo la possibile trasformazione portata dalla realtà virtuale (VR). La VR cambierà le cose? Le prime sale cinematografiche in VR sono state aperte quest’anno, ad Amsterdam, Colonia e Berlino. La biglietteria-bar funziona anche da “sala di decompressione”: pare non sia facile ritrovare il contatto con il mondo quotidiano dopo una proiezione in cui si è rimasti su una poltrona girevole, con cuffia e visore. Si sceglie tra cartoni, musica, horror, arte, film dal vero. Per certo versi è un ritorno al passato remoto del cinema, che agli inizi si percepiva come luogo delle meraviglie, il “cinema delle attrazioni”. Solo in seguito si è cominciato a fare cinema narrativo, a raccontare vicende reali o immaginate. Se si visita il Museo del Cinema di Torino (Mole Antonelliana) si possono vedere molti esempi di macchine da usare una persona alla volta, con visori che riproducono una realtà per la prima volta vista in movimento, una sorta di “magia” tecnologica. Al momento anche il cinema VR vive questa fase “privatistica”. Si fa sempre chiamare “cinema”, ma non ha il grande schermo. Ci si ritrova in una sala allo stesso orario ma ciascuno può scegliere nel proprio visore un video diverso.

Avrà un futuro? E con quali conseguenze antropologiche? Se supererà la fase di curiosità eccentrica relegata nelle grandi metropoli modificherà certamente le nostre strategie conoscitive. Già adesso lo si capisce da osservazioni come quella di un House instructor (l’addetto ad accogliere in sala gli spettatori): «I bambini sono i più bravi, capiscono subito che non devono guardare un film in VR come si fa con la televisione. Si muovono, cambiano prospettiva, esplorano gli ambienti. Gli adulti, invece, tendono a rimanere più fermi». Una cosa positiva c’è: nessuno mangia pop corn in sala. Col visore è proprio impossibile.

 

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