Il Viaggio è come un cavallo

IL VIAGGIO E’ UN CAVALLO

 

Che cos’è un viaggio? O forse sarebbe più opportuno domandare: cosa non è un viaggio? Tutto conduce ad esso, che sia fisico o mentale. La vita stessa è un viaggio di sola andata. Un viaggio in cerca della propria persona, dei propri valori e dei propri difetti, al fine di sfruttare le nostre capacità e sviluppare un nucleo costante di conoscenze che conferiscono sicurezza. Ma molte volte certe sicurezze vanno abbandonate, per raggiungere l’ignoto. Un viaggio è un salto nel vuoto, qualcosa che ti cambia. Quando osservi il diverso, stai a contatto con altre persone, vivi la loro vita, e le loro abitudini ti contagiano, è difficile tornare a casa. Ti sembra che tuto ciò che hai fatto non sia mai accaduto, come un sogno. Al risveglio ti sorprendi di come tu ti senta vuoto ma allo stesso tempo così pieno di vita. Un viaggio ti rimette al mondo. E pensi come sia difficile ricominciare, ma alla fine ce la fai. Il ricordo martellante e vivido del viaggio, come il cuore che batte, quasi come se si trasformasse in un’emozione nuova. L’emozione del viaggio. Non importa quanto lontano vai, l’importante è cosa e come apprendi. Non importa se sei ricco o povero, importa solo come vivi. Il viaggio continua anche dopo l’effettivo compimento di esso. Non si ferma mai, e possiamo definirlo come un cavallo, che trotta, trotta, non si stoppa, sotto nostro comando. Probabilmente viaggiare è una forma di felicità. Qualcosa che ci fa sentire liberi, senza schemi, un mondo nuovo, come afferma Saramago in “Viaggio in Portogallo”. Vi sono però vari modi di viaggiare. Esistono persone che viaggiano molto con la fantasia e, anche se non sono stati in posti mozzafiato, saprebbero descrivere ogni minimo particolare di un luogo. Ti perderesti nei meandri dei loro discorsi, tra lotte di alligatori e insetti assassini, per poi ritrovarti nell’Oceano Pacifico o nel caldo del Grand Canyon, leggende di mostri sottomarini, ravioli cinesi, spiagge cubane e peperoncini messicani, spezie dall’India, descritte così bene che pare di odorarle da lontano. E sembra anche il sapore della felicità. C’è, invece, chi ha esplorato certi luoghi e li descrive banalmente, con diffidenza. Una giungla selvaggia, un mare cristallino, un grattacielo alto, oh, purtroppo è così. Il viaggiatore non è superficiale; si informa, osserva, maneggia, cerca, trova, si perde, vive. Un viaggiatore non ha bisogno di mettere piede fuori dalla patria per definirsi tale. Immagina nella sua mente e, minuziosamente, analizza con chi e cosa ha a che fare. Non ha un posto fisso, lo guidano i suoi pensieri. Spazia i suoi orizzonti. E si riconoscono, gli occhi di un viaggiatore. Ti scrutano, ma non ti fissano. Gli occhi grandi, e i gesti cauti, e il modo di parlare, umile. Immaginiamo un bambino di fronte ad un mappamondo. Si sentirà confuso. Ma subito la sua manina sfiora l’Africa, per poi percorrere la Francia e da lì fino in America Latina, per poi fermarsi su una spiaggia californiana e completare con l’arrivo in Italia. Il bimbo sorride, ha già compiuto un viaggio, anzi, tanti. Un sorriso è sempre provocato dal viaggio. Non ti lascia l’amaro in bocca. Non ti fa dubitare. Non possiamo essere tutti dei buoni viaggiatori, c’è chi ha il dono dell’adattamento o è in continuo movimento, ma tutti lo possiamo diventare. Basta possedere una mente bene aperta alle altre culture e una volontà. A volte l’idea del viaggio è migliore del viaggio stesso. L’idea di partire, di evadere, svegliarsi presto, fare colazione in un altro luogo, i vestiti comodi e un sorrisetto quasi invisibile a tutti ma non agli occhi di un viaggiatore. Chi ha provato la lontananza difficilmente ne perde il gusto, come dice Soldati in “America primo amore”. Afferma anche che nasce la nostalgia, ed è il desiderio di tornare non soltanto in patria, ma dappertutto, dove si è stati e dove non si è stati. Quando provi per la prima volta qualcosa, e ti piace, poi non ne fai più a meno. Così anche per il viaggio. Una sorta d’amore incondizionato, un filo trasparente che ti lega a tutti i continenti, tutte le persone. Bisogna ascoltare chi viaggia, può raccontarti ciò che vuoi, o ciò di cui hai bisogno. Non è solo una questione di visitare posti, una volta ogni tanto. E’ una cura. E’ immedesimarsi nei cittadini, toccare l’animo dei luoghi, ascoltare e annotare. I due viaggi, quello mentale e quello fisico, molte volte coincidono, altre si scontrano. Perchè un posto non è mai come te lo aspetti, bisogna viverlo. Tra i viaggi più famosi in letteratura ed epica ricordiamo anche quello di Ulisse, Enea, Gulliver, Dante, viaggi di impatto fisico, ma anche mentale. Affrontare qualcosa più grande di noi, superare ostacoli e diventare più maturi. Saper riconoscere il dolore, la gioia degli uomini, il destino o karma, gli dei, Dio, la tristezza, i sentimenti, l’amore, l’odio, perdersi, ritrovarsi, correre, non fermarsi, mangiare cibi nuovi, sfidare, lottare, combattere, cautela. Tutto ciò è il viaggio, sin dall’antichità, il vero viaggio. Indescrivibile, e stupefacente. Bisogna ragionare con il cuore, molte volte. Bisogna mettere da parte l’orgoglio, e lanciarsi. Il viaggio è un cavallo.
Matilde Sonni 2M

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