Gli anziani, gli inventori del futuro

Gli anziani oggi come oggi vengono classificati come dei pesi, gente inadatta al mondo odierno.

Ma è sempre stato così? Si è sempre messo da parte la persona ormai non più nel pieno delle forze?

In passato già dai tempi più antichi, come ad esempio nelle tribù degli anni dal 5000 al 10000 a.C., erano loro a comandare. Persone che la vita l’avevano vissuta, ne avevano passate, e comandavano le tribù come se fossero figlie e loro i padri esperti.

Dietro quelle facce consumate quindi si nascondono mille e mille vicende. La situazione però cominciò piano piano a cambiare, le capanne si mutarono in case fatte con mattoni, le “palizzate” di difesa cominciarono ad evolversi in muraglie con mattoni spessi venti centimetri o poco più o meno… Insomma tutto cambiò con queste innovazioni, cambiò anche il modo di governare: arrivò una figura superiore scelta dagli dei, arrivò un re. Egli non abitava più in una capanna dalla quale aleggiava un odore di sapere, bensì in una casa detta “casa grande” dove la ricchezza andava a sostituire il sapere e così andò avanti per millenni. Fino a quando gli dei lasciarono posto alle dinastie e alla successione di padre in figlio: il Medioevo dominato dalle corone che poggiavano su teste sagge, le quali dominavano grazie al sapere. Non esistevano però solo gli anziani con l’oro in testa che dominavano su regni immensi, ma quelli che dominavano sulle loro quattro mura che comandavano come se fossero ettari infiniti. Quando si pensa agli anziani del passato pensiamo a delle persone rugose, malate che vestivano con abiti stracciati e per le famiglie erano solo un peso; un peso che però è indispensabile da cui solo la morte può separarci, non la non cura e l’abbandono.

Madri e padri che vedono i propri figli in piena forza e loro in una sedia, a guardare il mondo che hanno creato, ma che non gli appartiene più… Sarebbe bello vedere i pensieri, i ricordi degli anziani.

Loro, gli anziani di oggi, che il mondo l’hanno vissuto in “bianco e nero”. Hanno vissuto il progresso, quelle immagini sui primi televisori improvvisati da due o tre canali appena.  Quelle voci enfatiche dei primi giornalisti che ad esempio commentarono lo sbarco sulla Luna (1969), la caduta del muro di Berlino (1989) fino ad arrivare allo scudo spaziale (Guerra Fredda 1991). Insomma in questo mondo tendente ad un progresso di rara evoluzione, loro con i loro sguardi taglienti che raccontano da soli le loro storie infinite, che hanno come cornice le loro rughe. Stiamo insomma parlando del nostro passato, delle nostre origini. Il tempo però non aspetta nessuno, non si ripete e quando poi verrà il nostro turno saremo noi quelli che guarderanno il mondo dall’alto ma con qualcuno che ci guarderà come un ferro arrugginito che ha fatto il suo ma ora è da rimpiazzare con qualcun altro.

Giuliano Chini 1°A 2018-19

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